(Notizie) Faccio l’escort Gay. Storia di un laureato napoletano in Giurisprudenza

C’ è una base di partenza per capire chi è Francesco Mangiacapra, napoletano, laurea in giurisprudenza, già praticante di studio, di professione escort gay. «Prostituto», nel linguaggio della parità. È quanto ha spiegato ieri al congresso dell’associazione radicale Certi Diritti, dove – presenti i leader storici Angelo Pezzana ed Enzo Cucco – si è riflettuto su quanto il movimento lgbt abbia inciso sull’ evoluzione della società italiana.

«Non esiste vera libertà senza libertà sessuale. Rivendico il diritto di usare il mio corpo per lavorare, come fanno gli scaricatori di porto e altre categorie», ha detto Mangiacapra, noto per aver denunciato un cliente, il sacerdote don Luca Morini, «don Euro», che per pagarsi ragazzi e viaggi ha raggirato anziani e persone fragili.

Mangiacapra è diventato «sex worker» perché, racconta:

«ho preferito vendere il mio corpo anziché svendere il mio cervello facendo fotocopie in uno studio legale. Oggi mi sento una persona».

La sua attività è incominciata, si può dire, proprio in studio. «Ero laureato da qualche anno ed era un giorno in cui mi sentivo meno di niente. In videochat un uomo mi propose un incontro. Era un avvocato, per venti minuti mi avrebbe pagato 150 euro, come un mese da praticante. In quel momento ho scelto. Un ripiego, certo. Ma oggi quanti scendono a compromessi con l’ inflazione dei titoli di studio, con la disoccupazione? E quanti sedicenni lo fanno per comprarsi l’ultimo iPhone? Non sono orgoglioso di prostituirmi, ma sono grato alla mia attività di avermi reso indipendente. Io metto più cervello nel vendere il mio corpo di quanto potessi metterne nello studio legale. E le persone spesso sono attratte da me perché so mettere insieme qualche pensiero…».

La prostituzione «consapevole», lontana dallo sfruttamento, per Mangiacapra, va regolamentata. «Per ora sono l’ unico “sex worker” ad essere uscito allo scoperto: mi impegno per avere dignità. La mia è un’ attività “a termine”, non può durare molti anni, non ci sono ferie né mutua. Sarei felice – prosegue – di pagare le tasse e di costruirmi un futuro creando un’ impresa, un’ agenzia, con il mio know how e il mio “portafoglio clienti”. La legalizzazione farebbe emergere il sommerso e darebbe dignità sociale alle persone che si prostituiscono».

In famiglia la sua attività è stata accettata. «Mia madre mi ha conosciuto disoccupato e frustrato, mi ha visto quando chiedevo 15 euro per uscire a mangiare una pizza con gli amici. Ora mi vede sereno, indipendente. I miei genitori sono persone intelligenti, che hanno posposto alle loro aspettative e al giudizio della gente la mia serenità».

Che cosa significa essere un escort Francesco Mangiacapra lo racconterà in un libro che uscirà a marzo, «Il numero uno. Confessioni di un marchettaro», Iacobelli Editore.

«Dico cose vere, che andranno anche a mio discapito, ma lo faccio per vedermi restituire un’ immagine sociale e umana. C’ è gente che mi dice “zitto tu che ti prostituisci”. Ma io vendo il mio corpo, lo svendevo facendo fotocopie in studio».

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