(1969) La prima manifestazione per la rivendicazione dei diritti LGBTQIA+

Nella notte tra il 27 e il 28 giugno 1969, grazie alla rivolta di gay, lesbiche, trans, bisessuali, ed altre N persone di N generi e N orientamenti sessuali, a New York nacque la prima manifestazione per la rivendicazione dei diritti per persone LGBTQIA+.

Per ricordare quella notte, per ricordare cos’è stata, e di conseguenza quale sia il significato di quello che è stato il primo Gay Pride della storia, condividiamo qui le parole di un nostro frittello, che ci ha concesso di pubblicare un suo pensiero:

<<Il pride è colorato, non perché chi partecipa sia un pagliaccio, ma perché è un dovere ergersi contro quella parte del mondo che colorata non vuole essere, e non vuole che lo sia nemmeno tu.
Stonewall.
Questo è il motivo per cui la marcia è, deve continuare ad essere “oscena”. È partita come una guerra. È una guerra verso chi impone un limite all’amore fra gli esseri umani, è una guerra a chi dice a due uomini o due donne che non si possono tenere per mano.
Ora ci si può tenere per mano, ma per questo dobbiamo accontentarci? Per questo dobbiamo fermarci? No.

Non è così. Muoveremo il limite sempre più in alto, finché non ci sarà più nulla che vogliamo fare (fra adulti consenzienti, ovviamente) che NON possiamo fare perché qualcuno si offenderà, finché la sua offesa non sarà quello che viene giudicato “strano”, e non noi!
Non perché siamo dei folli, o dei pervertiti, anche se certamente siamo degli agitatori. Siamo agitatori perché siamo contro: perché in Albania, una ragazza è ancora oggi culturalmente obbligata a non mostrarsi in pubblico con un ragazzo, pena lo scandalo nella comunità. Perché se sei gay, in un paese islamico, vieni buttato giù dal palazzo più alto del quartiere.
Perché proprio in questi giorni, in Turchia, la polizia ha lanciato lacrimogeni sulla folla che tentava di organizzare un Pride, e non perché fossero vestiti in modo particolarmente appariscente (una polo scura è quanto di più appariscente ho visto) ma perché -essere gay- va contro la morale intrisa di teocrazia che sta emergendo. Innumerevoli casi di omofobia violenta, pestaggi, perfino violenza sessuale, in Turchia.

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“L’omosessualità è un disordine biologico, una malattia… qualcosa che va curato.”
–Selma Aliye Kavaf, ex ministro alle Politiche per la Famiglia del governo turco.
Non è un problema della comunità LGBT, è un problema di quelli, fuori e (paradossalmente) a volte DENTRO la comunità LGBT, di chiunque sia convinto di avere il diritto di porre un limite all’espressione altrui, quando l’espressione non è, di per se, più dannosa di un granello di sabbia che rotola nel deserto.
Chiunque pensi che questa marcia sia una carnevalata ne ha frainteso lo scopo. Le parole “Il pride è un posto dove manifestare l’amore” non sono semplicemente uno slogan gioioso. Contengono un messaggio potentissimo, profondo.
È il motivo per cui in questa marcia ci sono tutti, ognuno diverso dagli altri, ognuno di un colore diverso, chi ad un modo chi ad un altro. Non importa come ti vesti, non importa se indossi (solo) un tanga oppure invece una felpa (anche se, se qualcuno indossa un tanga consciamente, tenendo presente quanto sopra, merita un grazie).
Non importa nemmeno se tu sei lesbica, gay, bisex, trans, queer, intersessuale, etero.
È un dovere morale ergersi a difesa di un ideale contrapposto a quello che vuole tutti uguali, tutti grigi. Niente amore, solo sesso, allo scopo di procreare nel rispetto, nella tradizione, nel matrimonio, nella religione, nel pudore che diventa catena, che se infranto diventa vergogna, ostracismo, condanna… e in certi luoghi, morte per lapidazione. È un dovere ergersi contro chi ha ucciso. Chi ha ucciso Alan Turing. Chi ha ucciso Harvey Milk.
Il movimento di “Liberazione omosessuale” è all’apparenza carnevalesco, con i suoi arcobaleni, costumi buffi esibiti nelle marce: ma solo perché è l’unico che ha capito che la gioia e l’amore sono l’unico vero antidoto all’odio, alla morte.
Ricordiamoci che gay, gaio, significa gioioso.

Questa è una guerra, una guerra civile, la prima combattuta in modo civile: anziché con pietre, bastoni, forconi, è combattuta civilmente, con le parole, con le canzoni, con le affermazioni di se, senza violenza, perché è proprio questo che ci volete togliere: l’autodeterminazione.
È vero quel che dite, che la “lobby gay” vuole lavare il cervello dei vostri figli. Ma non per renderli gay, non per “pervertirli” in alcuna maniera. Solo per lavare via il vostro pregiudizio, il vostro odio, la vostra violenza. Al posto dell’odio, preferiamo l’amore, e lo preferiamo anche per i vostri figli, perché non hanno fatto nulla per meritarsi di odiare. L’odio fa più male a chi lo da, piuttosto che a chi lo riceve.

Poteva essere un massacro ad oltranza, una nuova Stonewall ogni giorno. Ma non sarebbe durato. Non perché ci avreste fiaccati, schiacchiati, e distrutti, ma perché avete cominciato voi e nel vostro cuore sapete di avere torto. Noi non vogliamo “vincere” nulla, ma solo guarirvi dal vostro odio. In questo modo vinceremo tutti.>>

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