La crescente prostituzione maschile di Valle Giulia (Roma)

La prostituzione, l’antica “arte” di vendere il proprio corpo in cambio di denaro o favori, è non a caso considerato il lavoro più vecchio del mondo. Ci si limita però, quando si parla di prostituta, a riferirsi erroneamente solo alle lavoranti di sesso femminile che tappezzano consolari e vie periferiche di ogni città.

La verità è che, in particolare nelle grandi città, la prostituzione che prospera maggiormente e che è meno visibile agli occhi dei passanti, è proprio quella maschile.

I posti dove trovare ragazzi da cui comprare prestazioni hanno un nome specifico.

Battuage

E’ un finto francesismo, coniato all’interno della comunità gay, per definire i luoghi frequentati (battuti) da persone in cerca di rapporti omosessuali occasionali. (da Wikipedia)

Dei marchettari di Valle Giulia ogni romano sa o crede di sapere tutto. Ma nessuno immagina e in pochi hanno visto davvero cosa accade lì, tra le vie buie e nella penombra di Villa Borghese.  Ragazzi di ogni età e nazionalità vendono il proprio corpo. Lo fanno alla luce del sole. Lo fanno da sempre, tanto che ormai Valle Giulia è famosa per essere una delle piazze della prostituzione maschile più frequentate.  Ma cosa fanno? Perchè lo fanno? E con chi? Ma soprattutto chi sono questi marchettari? E dove si “imboscano” ?

Sul dove si imboscano ci sono tanti luoghi nelle vicinanze, tra cui parcheggi o anche Hotel che affittano camere solo per un oretta, quando l’avventore non può disporre del suo appartamento (probabilmente perchè a casa ha moglie e figli).

Vi consigliamo di visionare anche il sito LoveAdvisor.it che disponde di mappe che indicano luoghi dove imboscarsi in macchina (clicca qui) o Hotel che accettano anche hanno dichiarato essere LGBT Friendly (clicca qui).

“Scoparmi un vecchio di 70 anni non è il massimo ma pagano bene. Per un rapporto orale arrivano a darmi anche cinquanta euro.  A volte faccio anche duecento euro al giorno. Sono bravo a  soddisfarli. E se loro mi fanno schifo, i loro soldi, no”. A parlare è Aasim, un giovane egiziano. Le sue parole trovano conferma nell’abbigliamento firmato e l’Iphone di ultima generazione. E’ un anno che fa “la vita”.

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I clienti, spiega,  non sono di zona e vengono principalmente dalla  periferia romana: Tiburtina, Tuscolana, Prenestina, Collatina  e alcuni anche da fuori Roma.  Poche le donne che richiedono le sue prestazioni e quando accade non è poi così male. E aggiunge: “Non faccio uso del preservativo anche se dovrei. Ma ai clienti piace così e mi da l’opportunità di chiedere loro più soldi visto il rischio. In una giornata posso arrivare anche a dieci rapporti. Attivo o passivo?  Sceglie il cliente” Poi tiene a precisare che lui non è gay, si prostituisce  con gli uomini solo per soldi .  Mentre ci racconta la sua esperienza,  la vita cittadina scorre come sempre, gente che scende dal tram, turisti in visita alla Galleria nazionale d’Arte Moderna  e sportivi che fanno jogging .

Tutto nella norma, tutto regolare come la macchina nera che in lontananza arriva. I vetri appannati nascondono l’identità del guidatore ma non quella del passeggero che scende subito dopo. E’ un ragazzo, alto dai capelli scuri. Sale i gradini della scalinata, saluta Aasim . Lo conosce e per questo, Leon questo il suo nome,  accetta di parlare con  noi.

In Italia da poco, è di origine romena.  Dichiara di avere 24 anni ma è chiaro che ne ha a malapena 18. Vive con sua madre, badante in una casa signorile dei Parioli  la quale, a suo dire, è  all’oscuro di quello che fa per vivere: “Non lo sa ma neanche si chiede da dove arrivino i soldi che le porto. A lei fa comodo non sapere e a me che chieda nulla”.

Gli chiediamo chi l’ha accompagnato e lui: “Uno stronzo impaccato di soldi a cui ho appena fatto un servizietto. Adesso ne arriva un altro, lo conosco è un cliente abituale. Mi porta a casa e la tariffa sale, così per oggi ho finito”. Il contrasto fra le sue parole e la sua giovane età è netto ma lui sembra a suo agio in questo ruolo che la vita gli ha imposto di interpretare . Poi vede una macchina ad attenderlo, saluta e sparisce .

La gente? Finge di non vederli. Passano indifferenti e incuranti davanti a loro, come se fossero le stesse, silenziose statue di Villa Borgese. E proprio sotto ad una di esse fermiamo una coppia e Simona dichiara : “Molte volte è impossibile far finta di niente. Ma ormai qui è consuetudine vederli soli, o “all’opera” quello che rammarica è la loro giovane età” . Il ragazzo invece è più duro al riguardo: “ E’ uno schifo e non capisco come mai la polizia non faccia nulla per arginare questo degradante fenomeno” .

Ci spostiamo e andiamo alla fermata del tram e riusciamo a fermare qualche passeggero in perenne fretta. La risposta unanime è : “ Sappiamo che ci sono. Li vediamo ma fingiamo per pudore e per paura di pericolose conseguenze di non vedere”. La signora Veronica, ottanta anni appena compiuti, ha le idee più chiare: “ E’ da quando ero ragazza io , dai tempi del grande Pasolini che sti’ giovincelli battono a Valle Giulia e non solo. Passano gli anni ma l’esigenza di soldi facili , no. E per questi poveracci a volte, è l’unica soluzione per sopravvivere. Non mi fa piacere vedere questo degrado ma evidentemente a qualcuno sta bene così”.

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