Le gaffe tra Etero e Omosessuali. Colpa solo dell’imbarazzo…

Le gaffe? Colpa dell’imbarazzo

L’amicizia tra eterosessuali e omosessuali, soprattutto all’inizio, incontra qualche antipatica “difficoltà” quando “si scoprono le carte”. Può accadere che l’eterosessuale si senta in imbarazzo se il tema dell’omosessualità non è ancora vissuto in maniera del tutto naturale, semplice, fluida. Si teme di risultare invadenti, offensivi o esageratamente curiosi e si finisce, molte volte, con l’esserlo davvero…

Chiedere a un omosessuale di parlare della propria omosessualità è un po’ come chiedere a un eterosessuale di parlare della propria eterosessualità. Battute a doppio senso e gestualità eccessiva andrebbero evitate, soprattutto quando a “divertirsi” è solo una delle due parti, e anche quando è il diretto interessato a far battute, facendo sfoggio di una forte dose di autoironia, non è lecito sentirsi autorizzati a ribattere con gli stessi toni.

“Ciò che manca, ieri come oggi, è l’educazione alla diversità, nonché un’alfabetizzazione emotiva, ovvero un’educazione alle emozioni, proprie e altrui, al fine di promuovere e garantire un rispetto di base tanto per sé e quanto per il prossimo.

A ogni modo, l’atteggiamento migliore che si possa adottare nei confronti dell’altro, in generale, è esattamente lo stesso che ciascuno di noi vorrebbe fosse adottato nei propri confronti. Tatto, gentilezza e rispetto sono e restano i tre ingredienti fondamentali e imprescindibili, sempre e comunque” afferma l’esperto.

Ci sono diverse cose che a un omosessuale non dovrebbero mai essere chieste se non si vuole stranire l’interlocutore e ne abbiamo raccolte alcune.

IL DECALOGO

10 frasi da non dire MAI all’amico o all’amica omosessuale e 10 valide alternative:

1) “Sei gay? Che spreco…

Chiedere a qualcuno informazioni sul proprio orientamento sessuale non dovrebbe essere motivo di imbarazzo se si considera la domanda qualcosa di estremamente naturale, un po’ come chiedere l’età o il segno zodiacale. ‘Che spreco’, però, nonostante le intenzioni siano buone non è mai un complimento. Le parole hanno un peso, un’energia. E ‘spreco’ non riempie il cuore di energia positiva. Meglio dire qualcosa del tipo: “Fortunato/a chi ti avrà!”.

2) “Io, fossi in te, non lo direi”

Non è questione di ostentazione. Si tratta di presentarsi e farsi conoscere per ciò che si è, qualora si desideri farlo. L’orientamento sessuale non si vive solo in camera da letto, ma 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. Al lavoro, in palestra, tra amici, sono infinite le occasioni in cui capita di parlare di sesso, di legami, di famiglia, di amore.

Rendere partecipi gli altri del proprio orientamento sessuale altro non è che un ponte che unisce e che permette all’altro di entrare nella propria esistenza e viceversa. Sarebbe senza dubbio più carino dire: “Quando mi presenti la tua dolce metà?”.

3) “Come sei diventato gay?”

Gli omosessuali sono omosessuali per lo stesso motivo per cui gli eterosessuali sono eterosessuali: è la natura a stabilire certe cose, non noi. L’orientamento sessuale, come il colore degli occhi o l’altezza, non si sceglie né ha alla base motivazioni o spiegazioni che possano giustificare un’attrazione, un’emozione o un sentimento.

E questo vale per gli eterosessuali, per gli omosessuali e per i bisessuali. La vera “scelta” sta nel sopprimere e ignorare tale attrazione vivendo quindi una vita a metà oppure accettare, accogliere e abbracciare la propria vera natura e quindi viverla pienamente e nella maniera più armoniosa ed equilibrata possibile. Un’alternativa a tale domanda potrebbe essere: “Secondo te, perché ti pace proprio lui o lei?”.

4) “Ma come fa a piacerti un altro uomo/ un’altra donna?”

La nostra società ci ha abituato al distacco, alla freddezza e paradossalmente le immagini di violenza che vediamo quotidianamente in TV o di cui leggiamo sui giornali sono molto più accettate di immagini di abbracci, amore e coccole tra persone dello stesso sesso.

Tuttavia, sarebbe più bello, corretto ed educativo imparare ad apprezzare l’amore in ogni sua forma e sfumatura piuttosto che viverlo in maniera ‘strana’ o addirittura ‘ripugnante’. Se un’immagine di scambio di affetto tra due persone dello stesso sesso disturba, si può sempre cambiare canale o girarsi dall’altra parte. Ma soprattutto ci si può chiedere il perché. Una valida alternativa a questa domanda può essere: “Che emozioni provi quando sei con lui/lei?”.

5) “Chi dei due fa l’uomo e chi la donna?”

È come domandare al ristorante giapponese quale delle due bacchette è il coltello e quale la forchetta. La tendenza a etichettare sempre tutto e tutti impedisce il più delle volte di aprirsi a realtà diverse da quelle cui siamo abituati. Anche questa domanda andrebbe evitata a meno che non si è il tipo di persona che chiede a tutti le coppie di amici: “A letto, chi dei due sta sopra?”.

Basta sapere che due persone che si vogliono bene, che provano reciproca attrazione fisica e/o emotiva, fanno l’amore. In che modo? Le opzioni, tanto per le coppie eterosessuali quanto per quelle omosessuali, sono innumerevoli…

6) “Ho un sacco di amici omosessuali: siete tutte persone molto sensibili, artisti, creativi e simpatici…”

Anche questo vuole essere un complimento, ma è un luogo comune che ingabbia gli omosessuali in una categoria. È come dire: ‘Ho un sacco di amici coi capelli rossi e tutti hanno gli occhi verdi’. Se la scelta delle amicizie si basa su criteri un po’ più profondi, basterà semplicemente dire: “Sono felice di essere tuo amico”. Punto.

7) “Ho sempre sognato di avere un amico gay/un’amica lesbica!”

Frasi del genere, sebbene dette senza alcuna volontà di offendere o sminuire l’altro, non hanno un impatto allegro né positivo. Se non si desidera far sentire l’altro una sorta di animale da circo, conviene evitare. Una semplice e valida opzione a un’esclamazione del genere può essere: “Ho sempre sognato di avere un amico/un’amica come te”.

8) “Quel mio amico gay… / La mia amica lesbica…”

L’orientamento sessuale di un individuo non basta a delineare né a descrivere la sua completa identità. Prima di essere eterosessuali, bisessuali, omosessuali o transessuali, siamo tutti esseri umani. Con un nome e un cognome. Sarebbe pertanto più opportuno e corretto chiamare le persone per nome. Quindi, converrebbe lasciare le etichette da parte e dire più semplicemente: “Il mio amico Andrea… / La mia amica Giulia…”

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9) “Avrai di certo avuto un padre assente e/o una madre iperprotettiva”

Se l’omosessualità fosse dovuta a genitori imperfetti, il mondo sarebbe popolato da soli gay. L’omosessualità esiste anche in natura, in diverse specie animali, e questo forse può bastare per affermare che i genitori, a tale proposito, non hanno alcuna colpa né alcun merito. Fare psicologia spicciola si traduce il più delle volte in banali stereotipi.

Ciò che non tutti riconoscono, però, è il fatto che i genitori, nel crescere i propri figli, svolgono il lavoro migliore che sono in grado di fare, con le migliori intenzioni e con amore. Se davvero sta a cuore l’amico amico e interessa sapere di più su di lui e sui suoi genitori, anziché saltare a conclusioni affrettate, basta domandare semplicemente: “Che rapporto hai con i tuoi?”

10) “Secondo me sei gay/lesbica solo perché non hai ancora incontrato la donna/l’uomo giusto”

Potrebbe dirsi lo stesso di un amico eterosessuale: ‘Sei etero perché non hai ancora incontrato un uomo capace di farti girare la testa!’. Niente di più assurdo! L’orientamento sessuale non ha molto a che vedere con la singola persona di cui ci si innamora o verso cui ci si sente attratti, bensì con ciò che siamo e abbiamo dentro e che siamo desiderosi di condividere intimamente con l’altro, uomo o donna che sia.

Non sono, quindi, gli altri a renderci eterosessuali, omosessuali o bisessuali, ma la nostra natura interiore. E proprio quando ci si relaziona con chi riesce a farla emergere, con chi ci rende liberi e felici di essere ciò che siamo – sotto le lenzuola e fuori dalla camera da letto – che ci sentiamo bene, in pace e in armonia, principalmente con noi stessi e conseguentemente con l’altro e con la vita a 360 gradi.

Questo è ciò che accade quando abbiamo la fortuna di incontrare la persona ‘giusta’. La frase più corretta da pronunciare diventa: ‘Secondo me, non hai ancora trovato la tua dolce metà’.

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