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«La maggior parte degli psicologi ha studiato su manuali in cui l’omosessualità non era trattata, oppure era considerata una patologia o un disturbo dello sviluppo, invece che una variante naturale della sessualità umana.»

Non c’è cura o terapia capace di trasformare un gay in eterosessuale, esattamente come non c’è cura o terapia che potrebbe far diventare omosessuale chi non lo è.

Eppure la metà degli psicologi italiani sarebbe disposta ad aiutare un paziente gay a «cambiare» il suo orientamento sessuale, se questi fosse a disagio.

Il dato, sconcertante, emerge da una ricerca sugli iscritti agli ordini degli psicologi di Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Piemonte e Puglia. E dà bene la misura di quanto bisogno d’informazione ci sia, anche all’interno della comunità scientifica.

Proprio per colmare questo vuoto, l’Ordine del Lazio ha redatto Linee guida per la consulenza psicologica e la psicoterapia con persone lesbiche, gay e bisessuali, che sono state presentate  alla Biblioteca nazionale di Roma. L’Ordine degli psicologi ha deciso di divulgarle:

«Vogliamo che diventino uno strumento a disposizione di chiunque faccia psicoterapia, gli psicologi non sono di per sé esenti dal pregiudizio», spiega il presidente del Consiglio Nazionale Giuseppe Luigi Palma.

Nel caso dell’assistenza psicologica agli omosessuali, c’è spesso anche un problema di mancata formazione.

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«La maggior parte degli psicologi italiani ha studiato su manuali in cui l’omosessualità non era trattata, oppure era considerata una patologia o un disturbo dello sviluppo, invece che una variante naturale della sessualità umana», conferma lo psichiatra Vittorio Lingiardi: «Ma se la psicologia per molti anni ha considerato che il problema fosse l’omosessualità, ora ha capito che invece il problema è l’omofobia».

E infatti il titolo del convegno di oggi è proprio Omofobia sociale e interiorizzata: come curarla. «La domanda che, come terapeuti, ci dovremmo porre non è “come mai questa persona è ‘diventata’ omosessuale?”, ma “perché questa persona sente ‘sbagliatà la sua omosessualità?”.

È una domanda che si può rivolgere all’intera società», dice Lingiardi. Un interrogativo che riecheggia su tutt’altro piano quelli suscitati l’estate scorsa dal suicidio di un adolescente romano e rimanda al dibattito delle ultime settimane intorno al progetto di legge sull’omofobia.

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