I Disabili non hanno il sesso degli angeli. Anche loro hanno bisogno di….

Gustavo Martínez ha 26 anni, fa parte di una minoranza tra le minoranze: è nato con una condizione congenita, per cui è su una sedia a rotelle da quando aveva sei anni. Impossibilitato a camminare, Gustavo non ha avuto un’infanzia tipica, ma non è stata nemmeno una tragica telenovela, come alcuni potrebbero immaginare. Ricorda se stesso come un piccolo diavoletto che se ne andava in giro con la sua sedia. In seguito si è occupato di partite di basket per persone in sedia a rotelle. Ma fu nel suo risveglio sessuale, quando raggiunse la pubertà, che un conflitto interno cominciò a prendere piede su di lui: avrebbe dovuto superare una prova supplementare: essere un uomo attratto da altri uomini.

Come e’ stato il tuo risveglio sessuale, raggiungere l’adolescenza e renderti conto che sei gay?
Gustavo: Quando avevo tredici anni, ho iniziato a provare attrazione sessuale verso gli uomini, ma non ho fatto nulla al riguardo. A quel tempo avevo un sacco di insicurezze sul mio corpo (essere in sedia a rotelle e la mancanza di attività fisica ha favorito il mio sovrappeso), sulla mia disabilità e ora è stata aggiunta un’altra cosa: la mia omosessualità. In modo molto grezzo e con un po’ di rabbia mi sono detto: “Cazzo, disabile e pure e gay! Che fregatura! Qual’è la prossima cosa che mi toccherà?”. Ho usato queste parole che possono sembrare ingiuriose perché in quel momento mi sentivo frustrato dal fatto che tutto stava andando contro.
C’è un’idea che a volte non è detta, ma data per scontata, e cioè che le persone con disabilità non abbiano una vita sessuale. Come la vivi tu?
In effetti, in qualche modo si presume che la persona disabile sia come un bambino in eterno. E ‘visto in questo modo perché secondo la gente la persona con disabilità è fragile, è qualcuno di cui prendersi cura. Beh, io sono fragile, ma non esagerariamo, ha ha ha ha ha. Ma di chi ci prendiamo cura? Di solito dei neonati. Così una persona disabile diventa un bambino davanti agli occhi di tutti. Ecco perché non ci considerano persone che possono avere relazioni di alcun tipo. Se mi chiedi come la vivo, è come qualsiasi persona di 26 anni: a volte cerco una relazione stabile, ma altre volte ho solo incontri sessuali casuali e mi sento molto soddisfatto.

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Dove cucchi?
Ci si arrabbatta. Come un buon millennial, uso le applicazioni. Grindr e Tinder, solo queste due, anche se ho anche avuto degli incontri tramite Facebook o Retegay. E di persona, nei locali. Ultimamente mi piace di più uscire di persona perché le reti mi impigriscono.
Hai avuto la tipica discriminazione di grindr? Perché nei profili ci sono sempre più frasi come “non brutti”, “non grassi”, “solo maschili” e così via.
Sì, hahaha! Certo che l’ho avuta; ma non mi resta altra scelta che imparare a gestire il modus operandi di quelle applicazioni. E’ anche per questo che le ho messe da parte e non sono il massimo della mia abilità. Perché in più nelle applicazioni succede qualcosa che mi fa anche ridere, che la gente mi dice: “Ehi, ma abbiamo solo rapporti sessuali, eh? E’ una cosa di una volta, non innamorarti. A volte, per vedere cosa rispondono, metto: “E se finisci per innamorarti tu?” Molte persone credono che perché ho questa disabilità, ho eternamente bisogno di affetto. Che scocciatura!
Ma beh, anche tu non sei insensibile, suppongo che ti innamori come tutti gli altri, vero?
Naturalmente, pensa che la prima volta che mi sono innamorato di un altro ragazzo avevo 17 anni e lui non l’ha mai saputo perché non ho mai osato dirglielo. Ma a 19 anni ho avuto la mia prima relazione ed ero così eccitato che ho fatto coming out con i miei genitori; ho detto loro: “Sono gay e ho anche un fidanzato! E non è stato difficile con i miei genitori, è stato più difficile accettare me stesso come persona gay con disabilità.
E insieme a questo processo, sei andato anche all’ università. Cosa hai studiato?
Ho studiato marketing internazionale e mi sono laureato nel 2013. E prima di questo mi sono occupato di attivismo e diritti umani. La mia disabilita’ non mi ha mai impedito di volare. Pago le bollette, sono una persona indipendente.
Com’è andare in un bar come persona disabile?
Cavolo, devi cambiare quella mentalità. Non siamo bambini, anche ai disabili piace fare festa. Ho anche la fama di essere uno sballo nelle festr, perché se sono già intenso nella mia vita quotidiana, immagina alle feste. E non è che mi ubriaco sempre, ma mi diverto molto. Chiunque mi veda così deve pensare che sono ubriaco, ma non lo sono.
E non c’è stata qualche discriminazione?
Beh, cose piuttosto sottili. Per esempio, quando vado in un bar con un amico, il mio amico diventa “il salvatore”. Gli dicono cose come quanto sia figo con me, che è la persona migliore del mondo. C’è anche il tipico ubriaco che non ha preso niente e viene da me alla fine perché pensa che farà qualcosa con me perché mi vede su una sedia a rotelle.
E nel bar non hai mai avuto problemi ad entrare?
E’ che io non chiedo di entrare, io passero’. Vittorioso come sempre. E proprio come il bar che mi ignora e mi lascia passare come qualsiasi altra persona, c’è chi si arrende e addirittura fa spazio in modo che io passi. Ma preferisco essere ignorato. Per anni ci sono stati bar che non mi hanno fatto pagare. Ma io volevo farlo! Non voglio favoritismi a causa della mia condizione, e se voglio la parità di trattamento devo dare l’esempio.
Qual è il messaggio che vorresti lasciare con questa intervista?
Che tutti abbiano il coraggio di essere ciò che sono, nonostante il loro contesto. Se questo dà fastidio agli altri, chi se ne frega? Questa è la prima volta che parlo della mia vita privata in questo modo e l’obiettivo non è quello di essere al centro dell’attenzione, ma di parlare di una realtà di cui si parla molto poco e se più persone hanno il coraggio di parlarne, sarebbe molto più diffuso, è come fare un secondo coming out.

Facciamo sapere che c’è diversità nella diversità, che le persone con disabilità si divertono, provano desiderio, hanno erezioni e godono della sessualità. Che anche noi scopiamo, festeggiamo e ci innamoriamo. Spero che questo contribuirà a cominciare a parlare di questi temi.

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FONTE: https://www.vice.com/es_co/article/pgpj7m/los-gays-con-discapacidad-tambien-cogemos-echamos-desmadre-nos-enamoramos

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