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Tra uomini si gode il doppio? Ma è vero?

La prima volta è successo anni fa, quando un’amica mi disse, “Beati voi gay che vi potete incul*re contemporaneamente, e godere il doppio.” Non c’è voluto molto a farle capire che quella da lei descritta era una pratica fisiologicamente impossibile, ma da allora ho sentito tanti altri commenti su questo genere. Che mi hanno spinto a pensare che sul sesso tra uomini, soprattutto lontano dal porno, circolino ancora strambe convinzioni.

E da qui nasce questo articolo, non certo esaustivo ma contenente un po’ di quello che ho imparato da 30enne gay e cisgender.

Partirei proprio dalla frase della mia amica: è vero che l’idea di “godere il doppio” intesa come alternanza di ruoli è una possibilità, in alcuni casi, del sesso tra uomini. Personalmente sono abbastanza un cultore del flip-flop sex, ovvero si pratica del sesso anale alternandosi nel ruolo di attivo e passivo. Ma non a tutti gli uomini gay piace assumere entrambi i ruoli: esistono uomini esclusivamente passivi e uomini esclusivamente attivi, oppure versatili come il sottoscritto.

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Mi piacerebbe darvi delle statistiche affidabili sulle percentuali tra versatili, passivi e attivi; ma non ce ne sono, e nel computo dovrebbero essere inserite anche le ‘sottocategorie’ di VT (versatili più attivi) e VP (versatili più passivi). Spesso, comunque, nelle conversazioni da bar si scherza dicendo che gli attivi certificati siano come gli unicorni: i-n-t-r-o-v-a-b-i-l-i.

Il ruolo che può assumere il singolo è sicuramente un discrimine per iniziare una relazione stabile, ma non ha nulla (mai!) a che fare con un’altra domanda che molti pongono ingenuamente: “Tra te e il tuo ragazzo chi fa la donna e chi l’uomo?”

Ha a che fare con la convinzione, ancora viva e dal bel retrogusto patriarcale, che la distinzione dei ruoli nella relazione debba essere sempre netta e rintracciabile in codici semantici, dal vestiario al modo in cui ci si pone. Le associazioni per cui un uomo gay da tratti e movenze gentili debba essere automaticamente passivo e un uomo gay ‘eteronormato’ (nell’accezione più pregevole del termine) debba essere per forza attivo non funzionano. Per probabilità statistiche binomi del genere esistono, ma è la credenza che siano gli unici possibili a mandare in tilt chi si trova davanti a casistiche diverse.

Per di più, l’idea di dominante/attivo e dominato/passivo a letto è ulteriormente sbagliata. E quelli che nel gergo queer vengono definiti ‘Power Bottom’ lo confermano: si tratta di uomini passivi a cui piace gestire il sesso, assumendo totalmente il controllo della situazione.

Mi piacerebbe dire che questa qui sopra sia la risposta che qualunque ragazzo gay vi darebbe. Ma andando a leggere le descrizioni di alcuni profili su Tinder e soprattutto Grindr, è chiaro che alcuni preconcetti permangono in maniera minoritaria anche nel mondo gay. È così che nascono quelle frasi alla “Cerco solo uomini maschili” che mi fanno onestamente rabbrividire.

A proposito di app e sesso occasionale: gli etero spesso dicono di essere in una posizione di svantaggio, mentre “tra uomini è più facile andare al dunque, e dopo cinque minuti in chat magari ti va bene e scopi” (frase di un amico). Pescando dalla mia esperienza posso affermare che tendenzialmente tra ragazzi gay, se si vuole, venga facile saltare i convenevoli—ma credo dipenda più dalle attitudini della persona che ti trovi davanti, a prescindere dall’orientamento sessuale.

Piuttosto, è da correggere l’idea cementata che tra ragazzi gay si possa avere, così, subito un rapporto completo quando capita. Mi rendo conto che il sesso tra uomini è qualcosa che, se non pratichi, ti capiterà principalmente di ‘sperimentare’ guardando delle scene di serie tv e film. Avete presente quel manzo di Connor Walsh in How to get away with murder? Nel corso della serie, capita un sacco di volte che lui si presenti alla porta di Oliver senza preavviso, si bacino, e abbiano un rapporto completo.

Non mi permetterei mai di andare contro Shonda Rhimes & Company—ma ehi, sorpresa: non funziona così! E se avete un po’ di familiarità col sesso anale lo saprete anche voi: la preparazione è sicuramente più lunga rispetto a quella che prevede un rapporto vaginale.

Come un po’ insegnano attori gay e attrici del porno, dipende ovviamente da persona a persona: c’è chi assume fermenti lattici per regolarizzare il flusso intestinale, salta un pasto qualche ora prima, si fa un clistere, utilizza dei sex toy per rilassare i muscoli o ricorre a più di uno di questi trick. Sono tutti espedienti con cui si familiarizza nel corso del tempo e che, per quanto ad alcuni o a chi è alla prime armi possano sembrare disturbanti, diventano automatici.

Detto ciò, il sesso anale non è così doloroso come si crede. Messa in conto una corretta lubrificazione, quella sensazione iniziale di fastidio mista a fitte che ci si immagina dura niente, se paragonata a quell’iperbole di piacere che si dipanerà sempre più in tutta la propria zona pelvica. Mi spiace un sacco per tutti gli uomini etero che—ostinandosi a credere che il piacere anale sia appannaggio del mondo gay—sprecano tutte quelle meravigliose terminazioni nervose, rigettando la possibilità di ricevere un massaggio prostatico o del semplice rimming.

Si precludono la possibilità di scoprire che tutte quelle sensazioni che si provano mentre si raggiunge l’orgasmo possono durare diversi minuti e non una manciata di secondi. Per i “momenti non programmati”, poi, rimane comunque il fantastico mondo del sesso orale.

Se in generale per gli uomini etero le dimensioni del pene possono essere fonte di disagio/orgoglio, ma tendenzialmente non avranno mai nulla con cui confrontarlo in una sessione di sesso di coppia, tra due uomini il paragone avverrà non appena ci si toglierà le mutande. Come descrivere quest’ultimo momento? Per un uomo etero, è un po’ come se la ragazza con cui ti accingi a fare sesso avesse disseminato il comò di calchi in gesso dei peni degli uomini con cui è stata, per farteli notare.

Gli stessi paragoni, poi, tra uomini gay possono valere anche per: sederi, addominali, spalle, altezza, etc. Esistono diversi studi che mostrano quanto nel mondo gay le paturnie sul proprio corpo possano essere più amplificate, soprattutto agli inizi della propria esplorazione sessuale.

Questo perché, in generale, ogni volta che si è davanti a un partner nuovo (o anche a un video porno)—dato che si è dello stesso genere—i “paragoni a specchio” sono inevitabili. Ma sarebbe un altro discorso lungo e complesso, e se vi interessa vi consiglio di virare qui—oltre a ribadire che l’accettazione del proprio corpo e le difficoltà relative riguardano tutti, gay o etero.

Arrivato alla fine di questo articolo, però, devo ammettere che resto spiazzato ogni volta che qualcuno mi chiede se il fatto di “avere il cazzo” renda “automaticamente più bravi” a maneggiare quello di altri. Istintivamente mi verrebbe da dire che nessuno sa come rendere felice un pene meglio di chi ne possiede uno, ma la verità è che dovreste chiederlo a un ragazzo bisessuale. Che comunque, a quanto pare, conferma.

Articolo originale VICE: QUI

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